1° febbraio 2024

Anonimo del Ritmo lucchesedel 1213

(dal codice 19 nella Biblioteca del Collegio di Spagna presso l'Università di Bologna)

di Walter Iorio

Il Ritmo lucchese, scoperto da Francesco Filippini e pubblicato per la prima volta da Amedeo Crivellucci in Studi storici, XXII, 2, è attualmente conservato nel manoscritto della traduzione latina del De natura hominisi di Nemesio curata da Burgundio di Pisa ed è stata materia di studio di Giovanni Dinelli in Una battaglia tra Pisani e Lucchesi presso Massa in una cantilena storica in volgare del principio del sec. XIII, in Giornale Storico della Lunigiana, 6, 1915, pp. 201 ss, fasc. 5.

Eccone riprodotto il testo(1) con una traduzione provvisoria, non essendone disponibile attualmente una certificata: il senso del verso sottolineato è, infatti, appena ipotetico:

Ma come perdetero lor distrieri
così fussero rimasti prescioni
per li nostri cavalieri!
Gualterotto Castagnacci
et Ronsinello Pagani;
ma per saramento fur distrecti
et ritornaro dai Christiani:
ma loro arme e lor cavalli
lassaro dai Pagani.
In quello stesso rio segno
fu Orlandin da Sogromigno
che fu Guido et Guidarello.
Pegio non fu lo Garfagnino,
quei che non fu paladino,
filiolo di Guido Garfagnino.
Prese a torto gonfalone
ke Luca ’l trasse di prescione;
e perciò quel mal portoe.
Mei lo portò Uguicionello,
quel che già no i fu Gainello,
ka Lucca aitò, la sua cittade,
in cui castello ten Christianitade.
Ebbev’il Vescovo un suo frate
che no diede delle spade;
fece sì come nimico;
di Lucca non fu unque amico;
perciò sempre fu mendico.
Stiano a mente, ben lo dico:
che a·lLuca sempre sia schifato
e a Lucca sempre sia odiato;
aver di Lucca non i sia dat;
tolto i sia quel che à pilliato,
ka di Lucca l’à involato:
tutto fu dello sacrato!
Di lui e li altri sia vendetta!
Di ciò Lucca non s’afretta!
Veggio ch’end’arà disnore,
si no i punisce cum suo honore.
Punisca in prima li contadini
ka metta mano ai cittadini!
Dell’un faccia tal vendetta
l’altro a casa non l’aspetta.
Alli altri affar ogn’on ten [ov]ra.
Ché già Lucca non s’[a]opra?

Ma come perdettero i loro destrieri
magari fossero rimasti catturati
dai nostri cavalieri!
Gualtierotto Castagnacci
e Ronzinello Pagani;
ma dall'accerchiamento furono liberati (?)
e ritornarono presso i Cristiani:
ma le loro armi e i loro cavalli
lasciarono ai Nemici.
Di quello stesso simbolo malvagio
fu Orlandino da Serromigno
che fu Guido e Guidardello.
Peggiore non fu il Garfagnino
quello che non fu un paladino,
figliolo di Guido Garfagnino.
Prese a torto il gonfalone
che Lucca liberò dalla prigionia;
e perciò ne sopportò quella sciagura
Meglio lo portò Uguccionello,
quello che non fu mai Gainello
che aiutò Lucca, la sua città,
in cui mantiene il baluardo la Cristianità.
Vi ebbe come Vescovo un suo fratello
che non fornì spade,
agì come nemico;
di Lucca non fu amico;
perciò sempre fu mendico.
Stiano attenti, ben lo dico:
che a Lucca sempre sia schifato
e a Lucca sempre sia odiato;
non gli sia concesso di avere Lucca;
gli sia sottratto quello che ha preso,
perché a Lucca l'ha rubato;
tutto fu del sagrato!
Di lui e di altri sia fatta vendetta!
Di questo Lucca non si dà fretta!
Vedo che ne avrà disonore,
se non li punisce con il suo onore.
Punisca prima i contadini
di mettere mano ai cittadini!
Degli uni faccia tal vendetta
Gli altri in casa non se l'aspettano.
Ad altri affari ora si dedicano.
Perché Lucca non si dà da fare?

Esso, consistente in una poesia anonima di 44 versi in otto novenari e scritta in koinè toscana, narra di una battaglia avvenuta tra Pisanie Lucchesi nel Gennaio del 1213 a Massa Carrara, durante la quale Pisa, opponendosi all'influenza dei  Visconti insieme a Masse Carrara e a Pistoia, fu guidata da Guglielmo I di Cagliarie da suo suocero Guido Guerra III, mentre a capo delle forze di Lucca, alleata con una fazione pisana, fu posto proprio da Ubaldo Visconti insieme con il deposto podestà di Pisa Goffredo Musto.

Benché incompleto, il documento è molto più ampio di altri ritmi, come, per esempio, di quello bellunese che tratta una materia affine, ed è riportato in una memoria scritta in latino, che cede il posto al volgare (primo timido passaggio alla prosa narrativa) e poi segue la celebrazione poetica.

Il ritmo è ricco di invettive ai nemici di Lucca, tra cui il loro stesso vescovo. (2).

Il documento ritrae uno dei momenti più concitati e drammatici della storia toscana e italiana, quando fervevano lotte intestine ed egemoniche fra comuni contigui, ai quali neppure l'intervento delle forze imperiali aveva saputo porre fine. E gli stessi personaggi coinvolti nell'elaborazione poetica sono protagonisti e promotori di interessi personali e di ambizioni di potere che costano sangue al fior fiore delle contrapposte nobiltà cittadine, fra cui si insinua il gioco politico di potentati familiari forestieri, e di alti prelati locali.

Si tratta di un documento un po' inconsueto perché, pur essendo percettibile un amaro tono canzonatorio, sembra che ci sia poco della bonaria ironia di quelli precedentemente esaminati e che anzi vi prevalga un senso di condanna morale, oltre che politica, che non sa fare a meno della consumazione della vendetta lucchese nei confronti di chi abbia tradito la città natale a vantaggio dell'ostile comune pisano e dei suoi occasionali alleati.

Insomma la storia entra prepotentemente nella materia politica riferendo ora anche di luttuosi fatti di cronaca. E infatti Memoria latina aggiunta alla fine del Codice 19 della Biblioteca del Real Collegio di Spagna di Bologna, si fa preciso riferimento alla vittoria di un tal Bonifacio rosso, lucchese, su un tal Guglielmo di Massa, pisano.

Di certo lo spirito di questi versi è affine a quello della lirica franco-provenzale, poiché è possibile rintracciarvi i segni di topoi caratteristici della poesia d'Oltralpe come l'assimilazione della disfida intercittadina alla lotta fra Cristiani e Pagani, l'uso del linguaggio cortese da parte dei paladini e, sul piano della versificazione, lo schema delle lasse ottosillabiche.

Preziosa anzi si è rivelata l'indagine metrico (A)-linguistica (B), qui attinta alla preziosa fonte digitale (3) e grazie alla quale si dispone di dati testuali molto importanti come:

A prescindere, ora, dal valore artistico del documento, è qui interessante rintracciare  segni e indizi di un processo di emancipazione progressiva dalla cultura tradizionale che, confrontandosi con situazioni storiche, sociali, politiche ed economiche e con sistemi confessionali, etici e mentali senza precedenti, cede il suo patrimonio di esperienze a una sensibilità di poeti, giullari e scrittori, sollecitando la creazione di strumenti tecnici e metrici capaci di accogliere lo spirito nuovo dei tempi che mutano.

 

Note

(1) Testo conforme all'edizione di V. De Bartholomaeis, Rime giullaresche e popolari d'Italia, ZANICHELLI, Bologna, 1926; Molto valida anche quella contenuta nell'edizione di E. Monaci, Crestomazia italiana dei primi secoli, riveduta e aumentata a cura di Felice Arese, DANTE ALIGHIERI, Roma-Napoli-Città di Castello, 1955.

(2) N. Borsellino-W. Pedullà, Storia generale della letteratura italiana GRUPPO EDITORIALE L'Espresso, vol. I, 1° gennaio 2004, pag. 261.

(3) https://www.studocu.com/it/document/universita-degli-studi-di-parma/storia-della-lingua-italiana/ritmo-lucchese-riassunto-capitolo/5611638.

 

Dalla risorsa digitale

https://aglio.ovi.cnr.it/testo.php?id0336
https://it.unionpedia.org/i/Ritmobellunese
https://it.wikipedia.org/wiki/Ritmo_lucchese
https://search.worldcat.org/it/title/1084529955
https://www.academia.edu/6739424/Postille_a_testi_italiani_antichi
https://www.europeana.eu/ga/item/39/MCC
https://www.gdli.it/contesti/lucchese/862773
https://www.treccani.it/enciclopedia/lingua-delle-origini_(Enciclopedia-dell'Italiano)/ (DA CONSULTARE PER ALTRI TESTI VOLGARI)
https://www.realecollegiospagna.it/chartae-vulgares-antiquiores-studio-del-codice-19/
https://www.silab.it/cgi-bin/poeweb.exe?t=2292079601&n=45&p=211&c=V
https://www.studocu.com/it/document/universita-degli-studi-di-parma/storia-della-lingua-italiana/ritmo-lucchese-riassunto-capitolo/5611638