8 settembre 2018

Presentazione del libro “Cilento, storie antiche”

Maria Luisa Amendola: “Sono una moderna che cerca l’antico”

di Davide Cusati

Mercoledì 5 settembre 2018, alle ore 21:30, presso la ex Casa Canadese è stato presentato il nuovo libro di Maria Luisa Amendola “Cilento storie antiche”. Il libro nasce dal lavoro della signora Amendola, in collaborazione con Paolino Vitolo, la quale ha raccolto questi racconti per lasciare una traccia scritta del dialetto locale. Il libro, attraverso “i cundi”, mette in risalto uno spaccato di vita vera, vissuta; quella di un Cilento con scarse vie di comunicazione, con una cultura contadina, con un sapere tramandato oralmente, anche a causa della scarsa alfabetizzazione di quell’epoca. Lo scopo di questo libro è proprio quello di tramandare, ma non più oralmente bensì attraverso la scrittura, con un segno tangibile, le tradizioni e le storie cilentane.
 “Questa collaborazione sarà incentivata nel tempo, perché è vero che ogni associazione ha un suo settore però aggregarsi significa raggiungere obiettivi più alti”, queste le parole di Martuscelli, presidente dell’Associazione “Progetto Centola” e moderatore della serata. Nel corso della serata è intervenuto il Sindaco del Comune di Centola, Carmelo Stanziola: “Ringrazio la signora Amendola per la sua sensibilità e per il forte attaccamento al territorio, perché attraverso il suo libro abbiamo uno strumento che ci permette di vivere le emozioni del passato”.
Gerardo Luise, nel suo intervento, ha fatto alcune riflessioni sulla pericolosità dei social network e sulla condizione della donna.
Subito dopo la parola passa al secondo relatore, Paolino Vitolo, napoletano di nascita ma palinurese d’adozione, siccome da 60 anni frequenta Palinuro.  “Storie simili a quelle contenute in questo libro le ho sentite direttamente dalla viva voce di qualche contadino cilentano”. Il suo intervento si conclude con la lettura di uno stralcio di un racconto, “Zia Rosina”.
L’ultimo intervento è dell’autrice del libro, Maria Luisa Amendola che spiega le motivazioni che l’hanno spinta a scrivere:” Il dialetto ci riporta all’ambiente in cui si sono svolte le storie, rendendo tutto più tangibile. Come maestra di materie letterarie voglio conservare il più a lungo possibile quella che è la nostra lingua che, purtroppo, va scomparendo e aumentano i ragazzi che non conoscono il significato di alcune parole dialettali. Molte storie sono tratte da fatti veri, altri di pura fantasia. È stato per me un obbligo morale cercare di salvare questa letteratura popolare tramandata solo oralmente, che è una pagina di storia del nostro territorio, non una mia nostalgia romantica del passato.” Dopo queste parole ha concluso il suo intervento con la lettura di un breve racconto. “Il porchicidio”, con il quale si è conclusa la serata.